Secondo
quanto riferisce Plinio il Vecchio nel XXXVI libro della sua
Naturalis Historia, due artisti spartani del II secolo a. C.,
Batraco e Sauro, avevano partecipato alla costruzione – e forse alla
decorazione – dei due templi di Giove Statore e di Giunone Regina,
inclusi nel portico di Ottavia. "Alcuni – spiega lo studioso –
pensano che fossero ricchissimi e che abbiano costruito a proprie
spese, sperando di poter conseguire un’iscrizione commemorativa".
Tale permesso non fu mai concesso, ma sembra che i due artisti
avessero trovato il modo di eludere il divieto incidendo una
lucertola e una rana nelle basi delle colonne come emblemi dei loro
nomi: batrachos, infatti, è il nome greco della rana e sauros, nella
stessa lingua, vuol dire lucertola. Peccato, però, che Vitruvio
sostenga che il tempio di Giove Statore sia stato eretto da
Hermodoro di Salamina. Chi erano allora Batraco e Sauro? I
protagonisti di una storiella per turisti o magari semplicemente gli
scalpellini delle colonne? In ogni caso, Plinio sostiene di aver
visto le figure dei due animaletti scolpiti sulle colonne.
A
San Lorenzo Fuori le Mura,
precisamente nella Basilica Maior, l’interno è diviso in tre navate
da due file di colonne, 11 per parte, con capitelli ionici. Basi,
capitelli e colonne sono diversi l’uno dall’altro: certo furono
presi da monumenti più antichi. La maggior parte dei fusti sono di
granito, mentre alcuni sono in cipollino.
Il capitello dell’ottava colonna di
destra ha un ornato particolare: nell’occhio della voluta sinistra è
una rana, e intorno alla rosetta è voltata una lucertola. Secondo
Winckelmann, questo capitello sarebbe quello a cui si riferisce
Plinio nel suo passo. Purtroppo, però, stando a Plinio, i simboli
dovrebbero trovarsi sulle basi. Inoltre, lo stile del capitello di
San Lorenzo sembrerebbe alquanto tardo.