Le sculture di Gino Bogoni a Palazzo Altieri

Prima antologica nazionale a 16 anni dalla scomparsa del Maestro veronese

 

 

di Cinzia Dal Maso

Grande mostra a Palazzo Altieri, in piazza del Gesù, dedicata a Gino Bogoni. E’ la prima antologica nazionale a sedici anni dalla scomparsa del Maestro, a cura di Francesco Butturini e Patrizia Arduini Bogoni e allestita dal Banco Popolare di Verona.

Fino al prossimo 16 dicembre è possibile ammirare, con ingresso libero, un panorama della sua produzione come scultore e come grafico, dalle primissime opere alle celebri donne degli anni ’70, alle sculture che lo hanno reso celebre a livello internazionale quali “Lotus”, “Heliantus”, “Mutazioni”, “Metamorfosi”, “Quadrato vitale”.

Gino Bogoni (Verona 1921 – 1990)  studiò presso l’accademia veronese G.B. Cignaroli dello scultore Franco Girelli e iniziò la sua ricerca studiando e riproducendo i bronzi delle formelle della porta del San Zeno di Verona e le immagini arcaiche della Lessinia. La conoscenza diretta delle opere di Arturo Martini, Luciano Minguzzi, Giacomo Manzù e soprattutto di Marcello Mascherini, con cui collaborò a lungo, lo avviò progressivamente a una ricerca autonoma che lo impose a livello nazionale con due importanti presenze alla Quadriennale romana del 1965 e alla Biennale veneziana del 1966. Una spinta ulteriore al rinnovamento della scultura gli venne dal viaggio negli Stati Uniti d’America nel 1968 e dal confronto sempre più libero e vivace con le esperienze più vive italiane ed europee, presenti in Italia nelle ricerche plastiche e spaziali di Consagra e Arnaldo Pomodoro.
Di questa ricerca plastica dalle profonde motivazioni esistenziali, Bogoni diede una ricca e fruttuosa testimonianza con i bronzi dell’ultima parte della sua vita.

A Palazzo Altieri sono esposte anche venticinque pitture del maestro, esplosioni cromatiche o delicatissimi calchi per impressione di foglie, di sassi, di rami in una ragnatela essenziale.

Tra le sue opere fondamentali, divenute famose grazie anche a prestigiose premiazioni, occorre citare “Bovino” (1961) con cui vinse il premio alla Biennale di Verona, “Le grandi ruote” e “Forme di vita” (1965), nate dall’osservazione di oggetti e forme della quotidianità, come rivela lui stesso nel suo “Diario d’artista”,  senza dimenticare la serie delle “Vacchette” (1959 - '60) e il “Lotus” (1972-73), con cui nel 1973 ha vinto il 1° Premio al 9° Concorso Internazionale del Bronzetto di Padova, sorta di inflorescenza plastica dalla forma primordiale le cui lamelle bronzee se suonate e percosse emettono vibrazioni profonde e intense. A “Fluenza”, del 1967, vinse alla Rassegna Internazionale d'Arte Contemporanea di Parigi la Coppa della Critica Francese - Unesco.

Non si possono poi dimenticare le oltre cento “Donne”, che, secondo Butturini, “sono generazione dell’inconscio, rivelazione dell’inconscio con un procedimento consequenziale, eppure frutto di un dominio perfetto della materia che non deriva da una precisa volontà creativa, ma dall’ansia di stare a vedere cosa viene fuori...”

 

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