Finalmente aperta al pubblico la
tomba Bartoccini di Tarquinia
I COLORI DEGLI ETRUSCHI E I RITI DEI TEMPLARI

Nel 2004 le necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia venivano
iscritte nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Per
celebrare il decennale di quella storica data, la Soprintendenza per
i Beni archeologici dell’Etruria meridionale ha voluto riaprire al
pubblico una delle tombe dipinte più suggestive della necropoli di
Monterozzi di Tarquinia, risalente alla fine del VI secolo a.C.:
quella dedicata a Renato Bartoccini, sovrintendente nel 1959, al
tempo della sua scoperta. La necropoli di Monterozzi si sviluppa su
un’altura posta a sud del grande altopiano della Civita dove sorgeva
Tarquinia, una delle più importanti città etrusche, il cui
territorio comprendeva la fascia costiera tirrenica tra la foce del
Mignone e quella dell’Arrone, e nell’interno la zona tra il lago di
Bracciano e quello di Bolsena. Delle migliaia di tombe rinvenute,
circa 200 hanno restituito pitture che, con colori intensi, il
rosso, il bianco, il blu, il bruno, raccontano la piacevole vita
degli Etruschi di Tarquinia, tra banchetti, danze, musica e giochi.
Uno scenario che a distanza di migliaia di anni commuove ancora lo
spettatore contemporaneo, soprattutto per il contrasto stridente tra
la destinazione funeraria degli spazi e la vitalità delle immagini
che raffigurano la speranza di una vita oltre la morte. La tomba
Bartoccini – che riproduce l’interno di una dimora etrusca arcaica -
presenta una stupefacente decorazione “ad arazzo” del soffitto e
delle pareti della camera centrale che avvolge chi vi entra come in
un morbido tessuto colorato. Per la prima volta una fascia
multicolore su zoccolo chiaro separa il fregio figurato dallo
zoccolo. Il trave centrale del tetto è decorato a dischi concentrici
di diverse dimensioni e colori. Gli spioventi sono a scacchi
policromi. Sul timpano della parete frontale è una scena di
banchetto resa quasi miniaturisticamente. Gli architravi e gli
stipiti delle porte sono a scacchi bianchi e rossi. Sui semitimpani
della porta di accesso sono dipinti due cavalli marini verdi e
azzurri. Le porte che immettono nelle tre celle laterali, di
dimensioni minori e poste a un livello più basso, sono decorate
sugli stipiti con palmette e boccioli lanceolati. Tra le pitture,
una leonessa che insegue un caprone e cornici a palmette e boccioli
lanceolati. La decorazione a scacchiera in bianco e rosso - i colori
della divisa dei Cavalieri Templari - di queste camere secondarie
potrebbe aver spinto gli appartenenti all’ordine cavalleresco a
sceglierle per ambientarvi i loro riti segreti di iniziazione,
probabilmente a partire dal 1200, quasi 700 anni dopo che gli
etruschi avevano realizzato la tomba. Per chi ne volesse sapere di
più, c’è il recente volume di Carlo Tedeschi, “Graffiti templari.
Strutture e simboli medievali in una tomba etrusca a Tarquinia” (Viella).
Il 14 ottobre 2014, alla presenza del sottosegretario Ilaria
Borletti Buitoni, del soprintendente per l’Etruria meridionale
Alfonsina Russo Tagliente e del sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola,
la tomba – restaurata nel 2004 - è stata aperta al pubblico e
inserita nel percorso di visita della necropoli dei Monterozzi. I
visitatori possono finalmente rivivere un’atmosfera suggestiva e
misteriosa, ma anche conoscere, attraverso un filmato, il lavoro
minuzioso dei restauratori che ha consentito di riportare alla luce
i colori degli Etruschi e i graffiti dei Templari, tra cui numerose
croci, stelle a cinque punte e una cornucopia. Il filmato è stato
realizzato a cura dell’Associazione Amici delle Tombe dipinte di
Tarquinia, che dal 2012 sostiene il lavoro della Soprintendenza per
i Beni archeologici dell’Etruria meridionale.
di Cinzia
Dal Maso
9 ottobre 2014
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