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Tutti i segreti dell’antica cosmesi
Come le belle matrone
 


All’interno della manifestazione “CEREALIA 2014” si è tenuto a Roma, presso il Mercato contadino di Campagna Amica al Circo Massimo, un laboratorio condotto dalla nostra Annalisa Venditti, dedicato alla cosmesi al tempo dei romani, intitolato “Piccolo ricettario sull’uso dei cereali nei belletti dell’antica Roma”. Durante l’incontro, svoltosi nell’area didattica del mercato, cui hanno partecipato esperti del settore e tanti curiosi, è stato offerto gratuitamente il libricino “Come le belle matrone”, a cura di Annalisa Venditti e promosso da Campagna Amica e dallo staff di Cerealia. Sul tavolo, in bella mostra, come si può vedere nella foto, alcuni rifacimenti di maschere di bellezza dell’antica Roma, tutte ovviamente a base naturale. Le matrone vanitose e abbienti non rinunciavano a portentosi rimedi che in qualche modo riuscissero a esaltarne la loro avvenenza. I composti - come tramandano le fonti - avevano anche ingredienti sgradevoli. Era credenza diffusa che le migliori fossero a base di composti organici. Per questo si usavano anche le corna dei cervi, gli escrementi dell’alcione, dei topi, la placenta, lo sterco e l’urina dei vitelli, delle mucche, dei tori, degli asini e delle pecore, ben mescolati, a seconda della ricetta, a olio, grasso d’oca, succo di basilico, semi di origano, biancospino, zolfo, miele e aceto, solo per fare qualche esempio.
Secondo il medico Galeno (129-201 d.C.) molto efficace era una maschera allo sterco di coccodrillo. Plinio il Vecchio, morto nel 79 d.C., annotava che “le imperfezioni del viso si eliminano grazie alla cenere delle lumache. Quelle grandi e piccole che si trovano dappertutto, unite al miele”. Tra strani (e molto puzzolenti, è il caso dirlo) cataplasmi e composti, però, ritroviamo nei testi antichi anche rimedi più fattibili.
Quinto Sereno, vissuto tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C., prescriveva nel suo “Libro medicinale” di spalmare sulle guance ruchetta e aceto. Il rimedio era consigliato per ridurre gli inestetismi della pelle.
Per avere la carnagione candida erano consigliati anche allora gli impacchi di argilla.
Potere detergente veniva attribuito alla farina di lupini, detta "lomentum", al bicarbonato di sodio e, naturalmente, alla soda. Ai partecipanti del laboratorio è stato proposto l’adattamento di una maschera di bellezza riportata da Ovidio. “All’orzo africano togli paglia e pula – scriveva il poeta augusteo – fai macerare la stessa quantità di ervi in dieci uova. Lascia asciugare al vento e poi fallo macinare con una mola ruvida da un’asina lenta. Aggiungere le corna tritate che cadranno per prime ad un cervo longevo (...) Passa al setaccio. Aggiungi dodici bulbi di narciso sbucciati, pestati con veemenza in un mortaio di marmo (...) Aggiungi sementa etrusche (...) e miele. Qualunque donna curerà il volto con questo cosmetico risplenderà più liscia del suo specchio”. Una versione di questa elaborata maschera di bellezza potrebbe essere realizzata utilizzando i seguenti ingredienti: farina di orzo (due cucchiai), miele (un cucchiaio), acqua (per pelli miste o grasse) e olio d’oliva (un cucchiaio per pelli secche). Amalgamare in una ciotola, meglio a mani nude, la farina di orzo con un cucchiaio di miele (preferibilmente millefiori), aggiungendo l’acqua necessaria a ottenere una consistenza spalmabile. Applicare sul viso, evitando labbra e contorno occhi, e lasciare in posa per circa quindici minuti. Per le pelli particolarmente secche, sostituire l’acqua con l’olio d’oliva, facendo attenzione che la maschera non diventi troppo liquida. Rimuovere con acqua tiepida.

 

di Cinzia Dal Maso
1 maggio 2014

© Riproduzione Riservata

 


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